Dio può benedirvi

Arabia Saudita: prega per i sauditi
23-09-2014Arabia Saudita
Un tempo di preghiera per le difficili condizioni dei credenti in Arabia Saudita. Di seguito alcune notizie che sono anche soggetti di preghiera per questo paese da anni ai primi posti della WWList.

E' un giorno particolare oggi: in molti nel mondo pregano per l'Arabia Saudita (sempre ai primi posti della WWList) e soprattutto per i cristiani di quel paese sostanzialmente costretti a vivere la loro fede in clandestinità. Vi proponiamo una serie di soggetti di preghiera per questa nazione.

Ci sono migliaia di cristiani africani asiatici e occidentali che vivono e lavorano in Arabia Saudita. Molti di questi lavoratori stranieri (specie africani e asiatici) sono esposti a sfruttamento fisico ed economico da parte dei loro datori di lavoro sauditi (moderne forme di schiavitù). Preghiamo per questi uomini e donne stranieri in terra saudita che possano mostrare amore ed essere luce in un paese dove non vi è libertà di fede (se sai l'inglese vedi questo video)

Il 5 settembre scorso la polizia saudita ha fatto irruzione in un incontro di cristiani asiatici nella città di Khafji (confine con Kuwait): circa 30 cristiani sono stati arrestati la maggior parte rilasciati più tardi mentre il pastore e gli anziani solo alcuni giorni dopo. Preghiamo per questi fratelli e sorelle spaventati e sotto pressione.

Preghiamo per i credenti i cui coniugi non sono cristiani. Ci sono musulmani che si avvicinano alla fede cristiana e si trovano davanti al bivio di parlare o meno di questo al proprio coniuge. Alcuni lo fanno e sperimentano opposizioni rigetto e abusi. Preghiamo che loro possano dimostrare un profondo cambiamento e che questo induca i loro cari a voler conoscere di più Gesù (se sai l'inglese vedi questo video).

Riceviamo testimonianze di musulmani sauditi che hanno sognato Gesù e da lì hanno iniziato una ricerca personale. Preghiamo che questi sogni possano aumentare e che sempre più persone possano conoscere Gesù.

Preghiamo per i bambini di cristiani sauditi che crescono in due mondi contrapposti: a scuola imparano l'islam e la cultura della nazione mentre a casa imparano di Gesù e della Bibbia. Se qualcuno viene a conoscenza della fede della loro famiglia possono incorrere in persecuzioni di vario genere.

Pregate per gli ex musulmani convertiti al cristianesimo che possano trovare comprensione e accettazione attorno a loro in particolare dai capo famiglia poiché questi padri musulmani sono coloro che possono fare la differenza per i neocristiani tra l'essere perseguitati o sperimentare un minimo di libertà e accettazione.

"Abbiamo qualche buon contatto con singoli uomini ma è difficile averne con famiglie intere" ci racconta un credente dall'Arabia Saudita. Preghiamo affinché possano esserci famiglie intere unite ad avvicinarci al Vangelo affinché possano essere una testimonianza compatta dell'amore di Gesù nel loro difficile contesto sociale.
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Siria: rimanere per servire
30-09-2014Siria
Da una stima almeno 450.000 cristiani hanno lasciato il paese. Altri rimangono e si prodigano insieme a Porte Aperte a servire la Chiesa siriana come Fathi. Continua la nostra azione diplomatica nelle sedi internazionali.

"Quasi ogni giorno saluto uno della mia chiesa che se ne va" spiega un nostro collaboratore siriano in Siria. Circa il 25% dei cristiani siriani ha lasciato il paese. Questo è un dato che il nostro collaboratore ha raccolto grazie alla rete di leader di chiesa della nostra missione. Non ci sono dati ufficiali a cui attingere per sapere effettivamente quanti siano scappati dal paese quanti siano rifugiati interni (quindi spostatisi solo di zona rimanendo in Siria) e quanti invece siano semplicemente rimasti. Inutile provare ad avere poi una stima dei morti. I dati raccolti dai nostri operatori tengono in considerazione che in alcune zone i cristiani sono stati colpiti più che in altre e dalle risposte pervenuteci si stima appunto un 25% quelli che hanno lasciato la Siria.

Prima della guerra i cristiani in Siria erano l'8% di una popolazione di più di 22 milioni di abitanti: quindi c'erano indicativamente 18 milioni di cristiani (stima in eccesso). Perciò circa 450.000 cristiani secondo dati difficili da stimare sono i cristiani fuggiti a causa di bombe estremismo violenza e fame. Un disastro! Tre milioni di rifugiati siriani solo nelle nazioni confinanti l'IS o ISIS che domina una parte del territorio e centinaia di altri gruppi armati che combattono (oltre alle forze governative).

Ma c'è chi rimane. Chi imbraccia l'amore per opporsi alla violenza. Fathi per esempio ci dice: "No non ho intenzione di lasciare il mio paese". E' un giovane cristiano sulla trentina che sta giocando un ruolo chiave nell'opera di soccorso ai rifugiati interni portata avanti da Porte Aperte. "Ogni giorno vedo coi miei occhi quanto possiamo aiutare le persone". Questo nostro operatore lavora ad Aleppo una città scenario di forti scontri dove regna l'insicurezza con lo spettro IS all'orizzonte. "Naturalmente dall'altro lato c'è la mia famiglia sono preoccupato per le loro vite ma non per la mia. In questi anni il Signore mi ha protetto nel passaggio ai checkpoint e negli spostamenti. Questo mi ha spinto a continuare ma anche vedere quanto possiamo fare realmente la differenza attraverso l'opera che stiamo svolgendo".

Porte Aperte è impegnata sul campo in favore dei cristiani siriani da ben prima della guerra. Ma come molti di voi sanno siamo attivi a livello internazionale per richiamare l'attenzione sulla vulnerabilità dei cristiani in Siria. Abbiamo deciso tramite la nostra base nel Regno Unito di unirci ad altre 38 organizzazioni non governative in una campagna che mira a richiedere una forte azione diplomatica per proteggere i civili siriani dalla guerra. L'idea è quella di riportare i civili cioè le persone al centro del dibattito internazionale (specie in sede ONU) tra tanti allarmi scenari geopolitici e interventi militari vorremmo che non mancasse mai l'attenzione per la persona. Naturalmente l'attenzione è su tutti i civili. Il nostro apporto sarà quello di essere la voce dei civili cristiani doppiamente vulnerabili a causa della loro fede in Cristo in un contesto islamico immerso nel caos. Se vuoi saperne di più vai sul sito (in inglese) www.withsyria.com
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Pakistan: anche i bambini affrontano la persecuzione
07-10-2014Pakistan
La Bibbia ci dice che tutti coloro che seguono Gesù Cristo saranno perseguitati ma è difficile realizzare che anche i bambini possano essere perseguitati... La storia di Mikal ci mostra questa amara realtà.

Mikal (nome cambiato per ragioni di sicurezza) è un bambino di sette anni che vive in Pakistan. Anche se la scuola che frequentava è pubblica l'80% del suo tempo era impegnato negli studi islamici e solo il 20% della sua giornata era occupato da materie come matematica storia o scienze. Inoltre anche nei libri di testo di queste materie era promosso l'islam e in alcuni casi si attaccavano i cristiani e le altre minoranze religiose affermando che di loro "non ci si può fidare".

Oltre che dallo studio del Corano la vita scolastica di Mikal era caratterizzata dal bullismo dei suoi compagni di classe a causa della sua fede cristiana. Gli altri studenti lo isolavano e non aveva neanche un amico. Quasi ogni giorno durante la ricreazione i suoi compagni lo circondavano e lo chiamavano "infedele" o "impuro". Gli dicevano anche che tutti i cristiani sono maiali o scimmie. Così Mikal ha cominciato a credere che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui e nella sua fede ed ha iniziato ad essere depresso.

Il bullismo si è esteso ai genitori dei suoi compagni che hanno iniziato ad infastidire la famiglia di Mikal. Anche i talebani numerosi nella sua città sono venuti a sapere dell'esistenza di questa famiglia cristiana e hanno iniziato a minacciarla con il messaggio: "Se non vi convertirete faremo rapire i vostri due figli". Successivamente sono arrivate le minacce di morte per tutta la famiglia.

Il padre di Mikal è stato sul punto di reagire: "Volevo comprare una pistola per difendere la mia famiglia ma ero combattuto perché Gesù ci dice di porgere l'altra guancia". L'unica cosa che poteva fare era chiedere saggezza a Dio.

Il Signore ha ascoltato il suo grido. I talebani non hanno attaccato la famiglia ma il padre di Mikal ha capito che dovevano spostarsi da quella regione. Hanno preso alcune delle loro cose e se ne sono andati per sempre.

Per favore prega per Mikal e per la sua famiglia. Anche se ha solo sette anni questo bimbo ha visto la persecuzione più di quanto molti di noi possano immaginare. Pregate che Dio doni a suo padre la saggezza nel decidere cosa fare per il futuro.
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Nigeria: le ragazze di Chibok
14-10-2014Nigeria (Nord)
Ormai 6 mesi fa i Boko Haram rapivano le ragazze di Chibok. Ricordiamole e preghiamo per loro e le loro famiglie consapevoli che purtroppo non sono le uniche!

Oggi sono esattamente 6 mesi che le ragazze di Chibok sono state rapite dai Boko Haram. Durante la notte del 14 aprile 2014 infatti militanti del movimento terroristico islamico Boko Haram hanno attaccato la scuola secondaria statale di Chibok Borno (Nigeria) e sequestrato più di 250 ragazze. Alcune sono scappate alcune sono morte ma 230 sono semplicemente sparite nelle mani di questi estremisti. Porte Aperte non ha dimenticato queste ragazze e continua a lottare in preghiera per loro e i loro genitori.

"Ci sono molte ragazze rapite oltre a quelle della scuola Chibok... Inizialmente i Boko Haram rapivano le ragazze perché i combattenti non potevano tornare a casa dalle loro mogli. Le ragazze raccontano come sono state violentate ogni giorno settimana dopo settimana. Alcune non sono sopravvissute alla prova. Le ragazze fuggite raccontano storie strazianti di stupri e abusi. Sono traumatizzate e richiedono cure mediche e consulenza. Queste ragazze sono la testimonianza terribile della verità sui rapimenti " conferma il dott. Stephen Davis un religioso australiano che ha trascorso mesi in Nigeria cercando di negoziare il rilascio delle ragazze. Tramite i nostri collaboratori Porte Aperte vuole stare al fianco di queste vittime della follia estremista e ai loro familiari.

Ci sono stati segnalati avvistamenti e il governo continua a rinnovare le promesse di liberare le ragazze presto ma appare chiaro che non sia cosa semplice. A parte il fatto che un tentativo di salvataggio potrebbe essere troppo rischioso i negoziati si sono dimostrati altrettanto complessi. Il gruppo Boko Haram non è compatto trattare con un loro negoziatore non necessariamente porta a qualcosa di concreto.

Da anni ormai Porte Aperte parla dei rapimenti di giovani donne in Nigeria come parte di una precisa strategia di islamizzazione forzata. Al principio anni fa le storie erano quasi troppo crudeli da comprendere e ogni nostra fibra desiderava che i rapporti giunti dal campo non fossero veri. Purtroppo erano e sono veri. Vi chiediamo di pregare per queste ragazze che rimangono nelle mani dei Boko Haram e per le loro famiglie.
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Tanzania: cresce l'intolleranza in alcune aree
21-10-2014Tanzania
Gli eventi internazionali sembrano alimentare l'intolleranza nei confronti dei cristiani ben oltre ai territori scenario delle guerre e degli attentati terroristici. Un gruppo di aggressori non identificati ha ucciso un cristiano e ne ha ferito un altro mentre stavano pregando nella chiesa delle Assemblee di Dio in Bukoba (Tanzania). I cristiani della città ricevono minacce da musulmani che vogliono diminuire la presenza cristiana nell'area.

L'estremismo islamico sta penetrando in aree sempre più ampie in Africa facendo proseliti negli strati sociali più disperati. Mentre erutta la violenza nella Nigeria del Nord riceviamo notizie preoccupanti da vari paesi prima poco presenti nelle nostre informative. Il 9 ottobre scorso un gruppo di aggressori non identificati ha ucciso un cristiano e ne ha ferito un altro mentre questi stavano pregando nella chiesa delle Assemblee di Dio in Bukoba (Tanzania nord-est).

Dioniz Ng'wandu (31 anni) insegnante di scuola media si era unito al pastore Faustine Joseph a un fratello di nome Temistores (25 anni) e a un altro credente (di cui non conosciamo il nome) per un turno (dalle 3 alle 6 del mattino) di una veglia di preghiera organizzata dalla loro comunità. Finito il turno di preghiera il pastore Faustine e l'altro credente si sono allontanati dalla chiesa mentre Dioniz e Temistores sono rimasti a pregare qualche minuto in più. Circa 30 minuti dopo il pastore Faustine è stato informato che un gruppo di aggressori non identificati avevano fatto irruzione nella chiesa uccidendo Dioniz con un oggetto contundente e ferendo gravemente Temistores subito ricoverato all'Ospedale Regionale di Kagera. Quando ha ripreso conoscenza Temistores ha raccontato di ricordarsi solo dei volti mascherati degli aggressori che gli intimavano di non muoversi. Nulla è stato rubato o distrutto dalla chiesa.

Il pastore Faustine ha detto che vari membri di chiesa stanno da tempo ricevendo minacce da musulmani non locali che ora risiedono a Bukoba i quali hanno giurato che faranno di tutto per diminuire il numero di cristiani presenti nell'area. Bukoba è una città di 100.000 abitanti a predominanza musulmana situata sulle rive del Lago Vittoria non molto distante da Kigoma che è considerata un centro per i musulmani più estremisti.

Dioniz vittima di questa crescente intolleranza lascia una moglie Faith e due bambini Michael (4 anni) e John (2 anni). Le autorità locali stanno investigando ma nella comunità cristiana locale serpeggia la paura. Gli eventi internazionali di questi mesi legati ai movimenti estremisti islamici sembrano alimentare con forza l'intolleranza nei confronti dei cristiani ben oltre ai territori scenario delle guerre e degli attentati terroristici.
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India: macroscopiche discriminazioni
28-10-2014India
Il Ministro della Giustizia Sociale in India intende mantenere la forte discriminazione in atto nei confronti dei cristiani più poveri. I cristiani risultano dunque "più intoccabili degli intoccabili".

L'India non dovrebbe estendere gli aiuti per lavoro ed educazione ai cristiani più poveri ha affermato il Ministro della Giustizia Sociale indiano Thavar Chand Gehlot. L'India si dimena ancora tra le pulsioni radicali di parte dell'elettorato e la necessità di un ulteriore progresso anche nel campo dei diritti umani. Le parole del Ministro di Giustizia Sociale Gehlot al giornale Times of India stroncano le speranze di un miglioramento della condizione dei cristiani che fanno parte della classe sociale dei cosiddetti dalit (o intoccabili) i più poveri e vulnerabili del sistema di caste indiano. La richiesta di estendere ai cristiani più poveri gli aiuti in termini di accesso al lavoro e all'educazione che normalmente sono destinati agli indiani indù sikh e buddisti trova il muro di questo ministro ovviamente non solo in questa battaglia ma supportato dall'ala più intransigente del paese.

Vi è una causa in atto per questa forte discriminazione religiosa contro i cristiani (e i musulmani) più poveri che giace nei cassetti della Corte Suprema Indiana. "La Costituzione indiana afferma chiaramente che i cittadini non saranno discriminati per la loro religione" afferma Sunil Raj Philip segretario esecutivo della Commissione sui Dalit del Consiglio Nazionale delle Chiese in India e pastore della Chiesa del Sud India. "Nessuno può scappare dal sistema di caste indiano convertendosi a un'altra religione" continua Sunil Raj.

Si stima che vi siano milioni di cristiani dalit che tengono nascosta alla società la loro fede per paura di perdere l'accesso ai benefici statali per lavoro ed educazione e rimanere senza nulla reietti e addirittura intoccabili per il resto della società. La condizione di dalit decreta l'impossibilità per queste persone di avere o aspirare a un futuro (stiamo parlando dei due terzi dei cristiani indiani ossia decine di milioni di credenti). Sebbene l'India non abbia una religione di stato di fatto l'induismo nacque qui e circa l'80% della popolazione lo pratica. I nazionalisti indù hanno profonda influenza politica e gli attivisti per i diritti delle minoranze in testa quelli cristiani (di cui noi ci occupiamo) non si aspettano miglioramenti nel breve periodo. I cristiani risultano dunque più intoccabili degli intoccabili.
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Nigeria: per ora nessun rilascio delle donne di Chibok
04-11-2014Nigeria (Nord)
In un video Boko Haram nega ogni cessate il fuoco e rilancia lo straziante monito contro i cristiani. Il destino delle ragazze di Chibok è ancora nelle mani di questi terroristi. Il governo nigeriano supportato da altri sembra continuare i negoziati resi difficili dalle fazioni interne e dal contesto sociale e geografico.


"Le abbiamo fatte sposare e sono tutte nelle case dei loro mariti... Le oltre 200 ragazze rapite a Chibok si sono convertite all'islam che confessano essere la migliore religione. I loro genitori o lo accettano e si convertono o possono morire" sono le parole di un uomo che afferma di essere il leader di Boko Haram Abubakar Shekau in un video distribuito ai media alcuni giorni fa. Secondo un rapporto della Reuters il video è stato girato in stile classico Boko Haram ma chi parlava era troppo distante per distinguerne la faccia. Il portavoce ha inoltre negato l'esistenza di un accordo sul cessate il fuoco con il governo. "Chi dice che dialoghiamo o discutiamo con qualcuno? State parlando con voi stessi?" afferma l'uomo nel video. Non c'è stata risposta immediata da parte del governo nigeriano che la settimana scorsa aveva continuato a nutrire la speranza che l'accordo di pace annunciato il 17 ottobre avrebbe retto.

L'insicurezza nel nord-est della Nigeria continua con ulteriori rapimenti di donne e saccheggi così come pare continuino i negoziati con alcuni esponenti dei Boko Haram. Alcuni giorni fa è stata attaccata la città di Mubi (stato Adamawa) sono state uccise decine di persone mentre a migliaia sono state costrette a fuggire; i miliziani hanno rapinato banche bruciato il mercato principale e issato la loro bandiera nera su un palazzo dell'amministrazione locale. Alcune migliaia di cristiani in fuga dagli attacchi di Boko Haram nello stato di Borno meridionale avevano trovato rifugio proprio a Mubi. "Il figlio del capo distretto che è nello staff della magistratura locale è stato decapitato davanti a suo padre" ha riferito Isaac un collaboratore di Porte Aperte. "Oltre 6.000 persone sono state segnalate in fuga da Mubi. Anche le persone che erano negli ospedali hanno dovuto correre per salvarsi la vita! Il nostro personale ha sentito che gli insorti stanno progettando pubbliche amputazioni delle mani. Anche se non siamo stati in grado di confermare questi rapporti indicano le condizioni che dovranno affrontare quelli intrappolati a Mubi. Molti degli sfollati sono fuggiti in Camerun o si sono diretti verso il campo profughi a Yola la capitale dello stato di Adamawa. Ma non si sentono al sicuro perché i Boko Haram si sono vantati di voler attaccare presto anche Yola. Ci sono state minacce di attentati persino al campo profughi spingendo molti a partire per Numan una città a circa 48 km da Yola" spiega ancora il nostro Isaac. "Abbiamo ricevuto diverse chiamate dal campo profughi di Yola che chiedono preghiere affinché Dio intervenga nella loro situazione. Siamo a conoscenza di almeno 16 bambini che hanno perso entrambi i genitori negli attacchi ai villaggi" ha concluso Isaac.

I negoziati devono fare i conti con le fazioni interne ai Boko Haram e col fatto che ad approfittare delle scorrerie dei miliziani sono in molti specie bande criminali o cittadini consenzienti.
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Iraq: non c'è più futuro nella nostra terra
11-11-2014Iraq
Voci direttamente dai campi profughi nel nord dell'Iraq ci presentano una situazione di immani difficoltà. Sempre più vedono la fuga come unica via d'uscita per un futuro.

L'inverno è vicino e migliaia di cristiani iracheni saranno costretti a viverlo in tende e rifugi improvvisati come profughi interni nel loro stesso paese lontani dalle loro case abbandonate in fretta e furia per salvarsi dai miliziani dell'IS. Serpeggia nei campi profughi del nord dell'Iraq un sentimento sempre più diffuso: non c'è più futuro nella nostra terra. "I primi giorni e settimane la gente qui pensava ancora alla propria casa. Ma ora dopo mesi di vita in queste condizioni molti hanno perduto questo sentimento. Sanno che le loro case sono state saccheggiate ma non solo dai miliziani dell'IS" afferma un operatore di un campo profughi allestito in una chiesa. "Sanno che molte delle loro proprietà sono state rubate da persone comuni che vivono nei villaggi vicini. Questo distrugge ogni speranza di ritorno. Le comunità sono state distrutte dall'interno" conclude sconsolato.

"Esiste una soluzione veloce" ci racconta Rajih responsabile di un campo profughi con 350 famiglie (80% cristiane) allestito sui piani alti di un grande centro commerciale vicino al centro storico di Erbil (nord Iraq). "La soluzione più veloce è scappare tutti da qui!". Nelle sue parole non vi è solo una provocazione ma il disperato affanno di aver a che fare ogni giorno con tutta questa ingiustizia e miseria. Una giovane donna fuggita da Qaraqosh a inizio agosto di nome Jala ci dice: "Prima abbiamo vissuto in tende poi in un edificio in costruzione. Ora ci siamo spostati in un appartamento fuori Erbil ma è troppo costoso per noi e siamo tutti senza lavoro". Questi profughi infatti sono di lingua araba vengono dalla pianura di Ninive e ora si trovano nel nord Iraq il Kurdistan dove si parla curdo una lingua completamente diversa. "Se vogliamo lavorare dobbiamo parlare curdo ma noi parliamo arabo. E gli affitti sono troppo costosi per noi" ripetono in molti disperati e impotenti.

Nasir un giovane cristiano iracheno padre di due bimbi non è d'accordo con chi dice di lasciare l'Iraq: "Dio ci vuole qui e noi staremo qui. Ma molte famiglie che conosciamo non vedono futuro per loro e i loro bambini". Nasir si muove con la sua auto nel cui specchietto retrovisore interno capeggia una piccola croce: è fiero della propria fede in essa ritrova il senso di tutta questa afflizione e la forza per affrontarla. Youssef invece un altro rifugiato interno scappato da Qaraqosh ci spiega che non vede come potrebbe tornare a casa sua in queste condizioni: "Prima l'intera Mosul deve essere liberata dall'IS".

La situazione in Iraq è allarmante; questo paese si sta dissolvendo. Molti cristiani iracheni stanno perdendo la speranza di poter ritornare alle loro case; il loro fondi personali si esauriscono e opportunità di lavoro non ce ne sono nelle zone dove sono fuggiti. Grazie al vostro aiuto vogliamo continuare a soccorrerli e a permettere loro di affrontare questo inverno con maggiori speranze.
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Iran: arresti e condanne nell'era Rouhani
18-11-2014Iran
Vi aggiorniamo sulla situazione di alcuni cristiani iraniani arrestati. Continuiamo a pregare per la situazione in Iran e per le opposizioni che sperimenta la chiesa in questo paese.

Dai cristiani iraniani riceviamo continui ringraziamenti per le preghiere per i credenti in carcere. Il 2014 non è un anno facile per i cristiani iraniani. Ecco alcuni aggiornamenti importanti su alcuni fratelli. Siamo contenti che il 10 novembre scorso sia stata concessa la libertà condizionata a Homayoun Shokouhi mentre chiediamo preghiere per Masoud Rezai chiamato a presentarsi in carcere per scontare una sentenza di 5 anni. Cosa hanno commesso questi fratelli?

Ebbene Homayoun sua moglie Fariba e suo figlio Nima erano tra i 7 credenti arrestati a Shiraz l'8 febbraio 2012 quando la loro riunione di preghiera era stata interrotta da un'irruzione delle autorità. In un altro luogo un altro membro di questa chiesa in casa era stato arrestato in contemporanea segno che si trattava di un raid premeditato contro questo gruppo di cristiani. A giugno 2012 gli 8 arrestati erano stati trovati colpevoli di "partecipare a una chiesa in casa diffondere il cristianesimo avere contatti con organizzazioni straniere fare propaganda contro il regime e turbamento della sicurezza nazionale" (accuse usate spesso contro i cristiani). Homayoun e altri 3 erano stati condannati a 3 anni e 8 mesi di prigione. Un altro Mohammad-Reza era stato rilasciato con la condizionale.

Grazie al ricorso in appello alla corte di Shiraz Homayoun è stato rilasciato in libertà condizionata dopo aver già scontato 2 anni e 8 mesi di detenzione nel carcere Adel-Abad. Di quel gruppo rimangono ancora in carcere Mojtaba e Vahid.

In un altro raid simile 9 membri della Chiesa dell'Iran erano stati arrestati a Shiraz nell'ottobre 2012. Uno fu subito rilasciato gli altri furono condannati a sentenze che andavano da 1 a 6 anni di prigione (una di queste fu poi stralciata). Rigettato l'appello del marzo 2014 quattro di loro (Shahin Mohammad Suroush e Mehdi) hanno iniziato a scontare la loro pena. Il 9 novembre come anticipato Masoud Rezai si è dovuto presentare in carcere per iniziare a scontare 5 anni. Anche gli altri 2 fratelli condannati Eskander e Bijan a breve dovranno fare lo stesso. Preghiamo per questi fratelli e per tutti i cristiani iraniani.
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Colombia: 10 nuovi battezzati al centro per bambini
25-11-2014Colombia
Nonostante la situazione rimanga piuttosto tesa fra governo e gruppi rivoluzionari armati e la persecuzione per i cristiani indigeni non accenni a diminuire la notizia di 10 ragazzi battezzati nel centro per bambini gestito dalla nostra organizzazione non può che rallegrarci!

Dopo quasi 50 anni di guerra civile e circa 2 di negoziazioni fra governo colombiano e gruppi armati appartenenti alle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) il processo di pace sembra essere di nuovo ad un punto morto. Infatti è di 5 giorni fa (20 novembre 2014) la notizia che il Presidente Colombiano Juan Manuel Santos ha voluto interrompere ogni dialogo di pace con le FARC a seguito del rapimento di un generale dell'esercito Ruben Alzate da parte della guerriglia.

Ma questo è solo uno dei motivi di preoccupazione per i cristiani indigeni colombiani! Come potete leggere nel profilo dedicato a questa nazione sul nostro sito quella della guerriglia è solo una parte delle fonti di persecuzione che colpiscono i cristiani in questo bellissimo paese del Sud America.

I gruppi paramilitari sia rivoluzionari che anti-rivoluzionari e i narcotrafficanti vivono in Colombia un contesto di impunità e regnano in modo quasi incontrastato su alcune zone della nazione. Di fronte alla violenza e all'illegalità i cristiani rappresentano per il loro modo di vivere coerente con gli insegnamenti dell'Evangelo un antagonista diretto alle organizzazioni criminali.

Un'altra fonte di persecuzione per i cristiani appartenenti alle tribù indigene è quella derivante dall'antagonismo tribale. Quando qualcuno si converte al cristianesimo all'interno di molti gruppi etnici indigeni viene totalmente escluso dai servizi sociali di base e subisce talvolta torture prigione e sfollamento.

In questo quadro poco rassicurante emerge però una realtà meravigliosa. E' quella del centro per bambini gestito dalla nostra organizzazione grazie al contributo dei nostri sostenitori. Qui i figli di molti cristiani che sono perseguitati in tutto il paese vengono accolti istruiti e aiutati a crescere sia fisicamente che nella conoscenza del Signore Gesù. Ed è quindi con gioia immensa che possiamo raccontarvi che 10 di questi ragazzi hanno fatto una scelta di vita e hanno deciso di testimoniare con il battesimo di voler diventare dei cristiani dei nuovi discepoli di Gesù! Preghiamo che Dio li sostenga nel percorso che stanno iniziando!
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Nigeria: ragazze di Chibok usate come kamikaze?
02-12-2014Nigeria (Nord)
L'escalation di attacchi e colonizzazione in atto nel nord della Nigeria continua senza sosta. Voci non confermate dicono che i Boko Haram starebbero utilizzando per gli attentati suicida alcune delle ragazze rapite a Chibok. Facciamo il punto riportandovi solo i più recenti attentati. La comunità cristiana del nord-est del paese è allo stremo.

L'escalation di attacchi e vera e propria colonizzazione in atto nel nord della Nigeria continua senza sosta. L'avanzata dei Boko Haram ha subito un'ulteriore accelerazione denotando la complessità della strategia del terrore in atto. Solo ieri mentre svariati attacchi venivano eseguiti a Damaturu (capitale dello stato di Yobe) 2 attentatori suicida si facevano esplodere in un mercato affollato di Maiduguri (capitale dello stato di Borno): a quanto pare sarebbero state 2 ragazze a farsi esplodere uccidendo almeno 6 persone e ferendone 40. Voci non confermate circolano circa il fatto che i Boko Haram starebbero utilizzando per gli attentati suicida proprio alcune delle ragazze rapite a Chibok ma ripetiamo non ne abbiamo conferma: ciò che rimane concreto e reale è che le famiglie di queste povere ragazze aggiungono dolore a dolore ricevendo queste notizie non sicure.

Un attentato simile aveva ucciso 78 persone qualche giorno prima (il 25 novembre) mentre in scontri di questi giorni almeno 30 miliziani dei Boko Haram sarebbero stati uccisi dalle forze governative. Nel frattempo il gruppo terroristico sta letteralmente conquistando alcune città nel sud dello stato di Borno autoproclamando il califfato. Dalle città sotto assedio giungono informazioni frammentate; in alcuni casi le forze governative hanno la meglio ma in molti altri no. A Shani (Borno) dozzine di persone sono state uccise dai terroristi a cavallo di motociclette i quali hanno dato alle fiamme case e un paio di edifici pubblici. Hanno poi fatto il giro del mondo le immagini dell'attentato alla moschea centrale di Kano il cui leader islamico si era più volte espresso contro le follie dei Boko Haram: le decine e decine di morti (anche bambini) rappresentano un nuovo fronte della strategia di questi terroristi.

Purtroppo la lista potrebbe continuare lunghissima solo prendendo in considerazione il mese appena concluso di novembre. La Nigeria se nel sud a maggioranza cristiana vive una relativa pace nel nord si vede sconvolta da questa follia colonizzatrice dei Boko Haram e purtroppo dei tanti sostenitori e approfittatori che gravitano attorno a questo movimento islamico. Il governo non riesce ad arginare la sua avanzata. I cristiani sono uno degli obiettivi primari e sempre più martiri si aggiungono alla memoria di questo paese.
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Corea del Nord: non dimentichiamoli
09-12-2014Corea del Nord
Persiste il folle regime dei Kim. Sono migliaia i cristiani incarcerati. Porte Aperte aiuta sia nel paese che fuori. Vi chiediamo continue preghiere per questa difficile e pericolosa opera tra i nordcoreani.

Kim Jong-Un possiede un enorme esercito di schiavi. Centinaia di migliaia di persone sono imprigionate nei suoi campi di lavoro forzato al completo servizio degli interessi del regime con zero diritti umani. Tra loro ci sono migliaia di cristiani incarcerati per la loro fede in Gesù. Alcuni permangono in questi campi di concentramento (per dimensioni alcuni sono più grandi dei famosi campi nazisti di Auschwitz-Birkenau) per meno di un anno altri per decadi altri ancora fino alla morte.

Nell'opera sul campo Porte Aperte incontra di continuo ex prigionieri di questi campi come il fratello Chin-Hwa sostenuto finanziariamente dopo la sua fuga o la sorella Jun giunta alla fede in una delle nostre case sicure in Cina dopo la sua fuga dalla Corea del Nord. Abbiamo aiutato Jun con cura pastorale seminari biblici e supporto finanziario e quando poi è tornata nella sua terra per diffondere la Buona Novella è stata arrestata: una volta rilasciata è fuggita nuovamente in Cina e l'abbiamo rivista con gioia. Abbiamo fatto lo stesso con Eun-Jeong poi arrestata all'inizio di quest'anno: oggi preghiamo per lei affinché possa uscire da quell'incubo presto.

C'è chi sostiene che si sia di fronte a un intero popolo reso schiavo vista la cronica mancanza di libertà fondamentali. Quel che tuttavia è certo è che i cristiani devono tenere la loro fede segreta se vogliono poterla vivere. Porte Aperte si occupa di loro distribuendo cibo medicine vestiti e beni di prima necessità aiutando i leader con la distribuzione di libri e materiale di studio creando programmi radio e provvedendo educazione biblica per i rifugiati in Cina. Tutto ciò è svolto nel segreto e sotto enorme pressione e dobbiamo ringraziare Dio per i frutti. Vi è infatti una chiara consapevolezza in molti cristiani nordcoreani riguardo il loro futuro: quando finalmente le frontiere del loro paese si apriranno saranno chiamati a portare il Vangelo nei luoghi ove ancora non è possibile parlare di Cristo. "Ci sono molti ostacoli nel nostro quotidiano; ma noi abbiamo Gesù che è la via la verità e la vita. Per questo non dobbiamo preoccuparci o essere scoraggiati. Stiamo percorrendo la via verso il Padre celeste. Questa via è un glorioso e sacro viaggio con Gesù. Combattiamo dunque il buon combattimento della nostra fede e afferriamo la vita eterna a cui siamo chiamati. Stiamo pregando con fede per tutti i credenti fuori dal nostro paese" ci riporta uno dei nostri contatti interni al paese.

Vi chiediamo continue preghiere per questa difficile e pericolosa opera tra i nordcoreani.
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Iran: due cristiani rilasciati!
16-12-2014Iran
Vi sono decine di cristiani nelle carceri iraniane a causa della loro fede. Ma oggi ci rallegriamo del rilascio di Reza e Abdolreza che non dovranno scontare i 6 anni di reclusione comminati dalla precedente sentenza.

Vi sono decine di cristiani nelle carceri iraniane a causa della loro fede. Oggi vi riportiamo una buona notizia che ci giunge direttamente da questo paese difficile per i cristiani: sono stati rilasciati Abdolreza (Matthias) Haghnejad e Reza (Silas) Rabbani due fratelli accusati formalmente il 20 ottobre scorso di "azioni contro la sicurezza nazionale" e "creazione di una rete per abbattere il sistema" tipiche accuse utilizzate contro i cristiani per ridimensionare o eliminare il fenomeno della diffusione del cristianesimo nella Repubblica Islamica.

Assieme al pastore Behnam Irani (a cui alcuni di voi hanno inviato lettere) Reza e il pastore Abdolreza tutti membri del movimento della "Chiesa di Iran" erano stati giudicati colpevoli con una sentenza di ben 6 anni di prigione da scontare in un carcere di una zona remota dell'Iran. In seguito agli appelli in tribunale del 24 novembre e 9 dicembre scorsi le accuse contro Reza e il pastore Abdolreza sono decadute e quindi sono stati liberati. Reza diacono della chiesa era stato arrestato a Karaj in 5 maggio 2014 e maltrattato violentemente durante gli interrogatori. Il pastore Abdolreza invece era stato arrestato la prima volta nel maggio 2011 ma le accuse erano decadute; nei mesi e anni successivi aveva dovuto subire frequenti convocazioni delle autorità durante le quali era stato più volte pesantemente maltrattato oltre che minacciato. Il 5 luglio 2014 infine era stato detenuto in seguito all'arresto di altri membri della sua chiesa.

Secondo una fonte vicina ai due rilasciati questi sono dei casi evidenti in cui l'indignazione internazionale e le campagne di lettere e di attenzione mediatica hanno giocato un ruolo essenziale nel loro rilascio. Non sempre funziona così (ci teniamo a dirlo) poiché a volte maggiore attenzione non porta a buoni risultati. Ma oggi ci rallegriamo del rilascio di Reza e Abdolreza. Chiediamo preghiera e vicinanza per il pastore Behnam Irani (che rimane in carcere) e per tutti gli altri prigionieri a causa della loro fede che possano essere trattati con rispetto e dignità e che tutti possano sperimentare di nuovo la libertà.
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Siria: al loro fianco
23-12-2014Siria
In Siria grazie a voi Porte Aperte c'è. Nel corso del 2014 circa 9.000 famiglie al mese sono state sostenute con beni di prima necessità. La qualità del nostro intervento deriva dal fatto che Porte Aperte era già presente prima della guerra.


In Siria l'emergenza è continua. E Porte Aperte grazie al vostro supporto c'è. Nel corso del 2014 circa 9.000 famiglie al mese sono state da noi sostenute con beni di prima necessità. Ma la nostra presenza in Siria risale a ben prima di questa devastante guerra civile e dell'avanzata dell'IS.

A proposito di questo il 2003 fu un anno particolare poiché le chiese in Siria si trovarono migliaia di rifugiati iracheni bussare alle loro porte in cerca di aiuto dopo l'inizio della cosiddetta seconda guerra del Golfo. Decidemmo di rispondere alla richiesta di maggior coinvolgimento delle chiese siriane. "Iniziammo anche a sostenere le chiese con distribuzione di Bibbie e materiale cristiano oltre che con seminari formativi" ci racconta Roger (pseudonimo) un nostro storico collaboratore in loco. "Nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo in Siria di lì a qualche anno. Oggi nel mezzo di questo conflitto vediamo quanto furono essenziali quegli anni per costruire una rete di relazioni e collaborazioni fidate con molte chiese nel paese". Fu chiaro sin dai primi momenti di questo conflitto che all'orizzonte giungeva una tempesta di proporzioni impensabili. "Decidemmo di camminare fianco a fianco con i cristiani siriani con un approccio olistico: dunque non dando solo cibo e beni di prima necessità ma investendo anche nella distribuzione di Bibbie e materiale cristiano e in molti tipi di seminari formativi in svariati campi" continua Roger. Profughi interni e dall'Iraq vittime di orrori indicibili famiglie intere in fuga e private di ogni avere bombardamenti e scempi di ogni tipo il popolo siriano in breve si è trovato in un inferno in terra. 45 mesi di guerra più di 200.000 persone uccise stime parlano di oltre un milione di feriti mentre secondo l'UNHCR circa 33 milioni di siriani sono fuggiti come profughi nelle nazioni vicine.

"Mia figlia è nata in questa tenda ed è morta poco dopo. Non potrete incontrarla perché non tornerà mai più. Si chiamava Arwa e vi sareste sicuramente innamorati di lei. Non ho una sua foto il mondo non sa che è esistita. Tutti noi siriani siamo diventati dei numeri numeri che diminuiscono e aumentano" afferma Alexa una madre devastata dalla morte della figlia di 4 mesi uccisa dal freddo persistente nelle tende del campo profughi dove erano alloggiati. Anche questa è la Siria oggi.

"Riesco a vedere come il nostro lavoro insieme stia facendo la differenza" ci racconta Fathi da Aleppo. "Dobbiamo andare avanti. Sono così felice di vedere lavorare fianco a fianco cristiani di diverse denominazioni e chiese". Prepariamo queste persone a lavorare con i bambini in contesti così duri a scoprire i traumi dei più piccoli e degli adulti così come a gestire al meglio i soccorsi materiali. Le chiese hanno deciso di non aiutare solo i cristiani ma di mostrare l'amore di Gesù aiutando anche musulmani e chiunque altro abbia bisogno. E molti rimangono profondamente toccati da questo esempio. "Molti cristiani hanno lasciato il paese" ci ricorda Roger. Al contempo però ci sono chiese gremite di nuove persone durante i servizi.

Nel 2015 Porte Aperte continuerà a rimanere al fianco dei cristiani siriani offrendo aiuti seminari e distribuzione di materiale cristiano. Ci siamo e non abbiamo intenzione di andarcene.
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Celebrare la fedeltà di Dio
30-12-2014

Il 2014 è stato un anno difficile per la Chiesa perseguitata. La persecuzione contro i cristiani è cresciuta occupando i titoli principali dei media mondiali. La guerra civile in Siria l'avanzata dello Stato Islamico in Iraq l'offensiva massiccia dei Boko Haram in Nigeria e degli Al-Shabaab tra Somalia e Kenya ma anche l'instabilità mediorientale e dell'Africa subsahariana così come la recrudescenza di sentimenti anticristiani in Asia sono tutti fenomeni negativi che sconvolgono la vita quotidiana di milioni di cristiani nel mondo.

Ma il 2014 è stato un anno importante anche per come Porte Aperte insieme a tutti voi ha risposto a questa crescita della persecuzione stando al fianco di coloro che soffrono a causa di Cristo. E nel celebrare la fedeltà del nostro Signore dunque vogliamo anche ringraziare tutti voi per la vostra.

Il 2015 sarà un anno particolare: Porte Aperte Internazionale compirà 60 anni un'occasione perfetta proprio per ringraziare Dio della sua fedeltà e per guardare avanti. In Italia Porte Aperte cambierà direttore a partire dal 1 gennaio 2015: Lino Cavone dopo 25 anni di direzione lascerà la guida della missione a Cristian Nani. Tutto ciò mentre la persecuzione cresce e la Chiesa soffre ma non solo resiste bensì prospera in modi umanamente incomprensibili e diffonde il messaggio di Cristo con rinnovata forza.

Affrontiamo tutto questo con la stessa aderenza al nostro mandato e ai valori fondanti di questa missione coscienti che le sfide saranno sempre tante e nuove ma consapevoli anche che il nostro Dio sarà sempre lo stesso unico e fedele.

Grazie per i vostri doni per le vostre preghiere per il vostro incoraggiamento incessante.

Dio possa benedirvi tutti.